Yamaha alza il sipario su PSR-SX720+

La nuova versione PSR‑SX720+ si presenta come un aggiornamento mirato di un modello già apprezzato (PSR‑SX720), mantenendone le stesse caratteristiche tecniche, ma introducendo l’integrazione del modulo Bluetooth già presente sul modello maggiore (PSR-SX920).

Fonte: europe.yamaha.com

Nel passaggio alla versione plus (+), l’unica differenza reale sembra essere proprio l’aggiunta della connettività Bluetooth e solo quella. Il modello precedente, in effetti, non lo includeva. [Nota bene: da un confronto di dettaglio, le caratteristiche presentate come innovative per questo modello non risultano mancanti nel modello PSR-SX720 standard: la comunicazione marketing Yamaha ha accentuato alcune caratteristiche come Crossfade Portamento, Style Dynamics Control, voci Super Articulation+ e potenza del DSP Style Insertion raddoppiata rispetto la generazione precedente… ma onestamente tutte queste ottime qualità le avevamo già viste ed apprezzate nel 2024 al lancio del modello originale].

Il Bluetooth apre scenari d’uso più moderni e immediati: riproduzione audio wireless da smartphone e tablet per suonare sopra basi, playlist o contenuti didattici e maggiore integrazione con app musicali, senza necessità di cavi aggiuntivi. Pur trattandosi di un singolo elemento hardware che alcuni possono considerare ininfluente, l’impatto sulla fruibilità quotidiana è significativo: il Bluetooth rende la tastiera più flessibile, più “smart” e più allineata alle esigenze attuali di musicisti, studenti ed insegnanti.

PSR‑SX720+ conserva tutto ciò che ha reso questo modello di arranger un best‑seller della sua fascia: motore sonoro AWM con ampia libreria di voci professionali, stili di accompagnamento evoluti, schermo touch a colori, funzioni di registrazione e controllo avanzate, qualità costruttiva tipica della serie PSR-SX

In altre parole: stessa potenza, più comodità.

Qui il link ufficiale: Yamaha PSR-SX720+ Overview

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Volete saperne di più su PSR-SX720?

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Segue l’elenco degli arranger da 2000 euro in giù (fino alla soglia inferiore di 300 euro), con l’evidenza di quali modelli sono dotati di Bluetooth e a quale versione per traffico audio/MIDI.
L’ordinamento è per importo descrescente del prezzo (avete già letto: Prezzi di riferimento degli arranger?)

Prima il musicista, poi l’algoritmo

Sin dagli anni 90, la tecnologia digitale applicata alle tastiere musicali ha portato innovazione e ha ampliato gli orizzonti del fare musica al punto da sconvolgere i punti di riferimento tradizionali. Prima dell’avvento dell’elettronica e dell’informatica, si cominciava da ragazzi con l’imparare a suonare uno strumento. Quelli che non potevano permettersi la scelta del Conservatorio, si affidavano alle scuole di musica oppure a lezioni individuali con il maestro: partivano dal solfeggio e dai primi esercizi di apprendimento. Dimensioni e pesi erano tali da non pensare facilmente al trasporto: si acquistava un pianoforte verticale per la casa oppure un organo elettronico dalle dimensioni mastodontiche. Gli hotel, i teatri, le chiese, i luoghi dove si andava a suonare erano dotati di uno strumento residente e solitamente si suonava quello che si trovava in loco.

Ma insieme alla portabilità e alla potenza, la tecnologia digitale ha iniziato lentamente a ridefinire — e talvolta a snaturare — il ruolo stesso del musicista. L’evoluzione dei processori, dei campionamenti e degli algoritmi di generazione sonora ha portato a un paradosso: oggi spesso non ascoltiamo più chi suona, ma che cosa suona. Il rischio è che lo strumento prenda il sopravvento sul musicista, invertendo una gerarchia che per secoli è stata considerata intoccabile.

Foto di Nataliya Vaitkevich

Da quando  ci sono gli strumenti digitali – compatti e portatili – è tutto cambiato: come hanno fatto abitualmente i chitarristi, i violinisti e tutti gli altri musicisti, anche i tastieristi hanno potuto portare con sé il proprio strumento, montarlo sul palco in un amen e suonare.

Un tempo il suono era la conseguenza diretta del gesto, della tecnica, dell’intenzione. Il pianista era riconoscibile per il tocco, l’organista per la gestione del respiro e dei registri, il fisarmonicista per la sensibilità della mano sinistra. Oggi, invece, la qualità timbrica è sempre più determinata dalla macchina: dal campione multi-sorgente, dal DSP che modella la risonanza, dal motore di sintesi che “fa il carattere”. Il musicista rischia di diventare un operatore di preset, un selezionatore di possibilità, più che un interprete che plasma il suono.

E ora, con l’introduzione dell’intelligenza artificiale, questo processo accelera in modo esponenziale. L’AI non si limita a fornire nuovi strumenti: tende a sostituire parti del processo creativo, a generare arrangiamenti, accompagnamenti, perfino esecuzioni complete che imitano lo stile umano con una precisione inquietante. Il risultato è che l’essere umano rischia di scomparire dalla musica non solo come esecutore, ma anche come ideatore. L’ascoltatore, già abituato a identificare la bellezza del suono con la bontà dello strumento, ora rischia di non chiedersi più nemmeno se dietro quel brano ci sia una persona o un algoritmo.

Foto di Charles Parker

La conseguenza è sottile ma profonda: la musica rischia di diventare un prodotto, non un gesto. Una sequenza di scelte statistiche, non un atto espressivo. E il musicista, se non reagisce, rischia di essere relegato al ruolo di supervisore di processi automatici, più che di creatore.

In questo scenario diventa importante tornare a mettere al centro chi suona. Non basta conoscere due funzioni dello strumento o affidarsi ai preset: serve capire davvero come reagisce, cosa può fare e cosa invece è meglio evitare. È un lavoro pratico, fatto di scelte concrete, non di teoria.

La tecnologia — anche quella più avanzata — può aiutare molto, ma solo se resta uno strumento nelle mani di chi suona. Quando inizia a decidere al posto nostro o a fare tutto da sola, il rischio è che la parte umana si perda per strada. Ritrovare un equilibrio significa ricordarsi che la musica nasce da una persona, non da un menu o da un algoritmo.

Foto di Alex O’Brien

 

PSRKUTI ovvero l’attesa rinascita di PSRUTI

Dopo diversi anni di silenzio, PSRUTI rinasce e si chiama PSRKUTI.

Il software classico creato dall’indimenticabile Heiko Plate — caro amico di questo blog e figura a cui molti lettori italiani devono più di un grazie — è stato per anni uno strumento imprescindibile per musicisti e utenti di tastiere Yamaha. Oggi torna in scena con una nuova versione, sviluppata a partire dal codice sorgente originale: lo stesso spirito, nuove possibilità.

PSRKUTI 9 offre un’esperienza modernizzata senza perdere l’essenza che lo ha reso indispensabile.

Aggiornamenti e migliorie rispetto PSRUTI:

  • Interfaccia video modernizzata: più pulita e moderna.
  • Migliorata la normalizzazione GM delle basi.
  • Player completamente riprogettato, con slider di avanzamento in tempo reale, controllo visivo delle tracce durante la riproduzione, Icone moderne e una presentazione complessiva più chiara

Questo lavoro è al tempo stesso un tributo all’eccellente lavoro di Heiko e un’evoluzione significativa che pone le basi per futuri sviluppi.

Se qualcuno di voi avesse dimenticato PSRUTI, vale la pena ricordare che questo storico software gratuito è da sempre un alleato prezioso per gli utilizzatori di tastiere Yamaha, grazie alle sue funzioni dedicate all’ottimizzazione dei file MIDI nei formati XG e XF. È uno strumento ideale anche per preparare basi MIDI per il karaoke e integra un piccolo‑grande editor MIDI sorprendentemente efficace. Con PSRUTI prima e PSRKUTI oggi, resta possibile normalizzare qualsiasi file MIDI per i formati Yamaha ed elaborare intere collezioni di brani in modo rapido ed efficiente grazie alle funzioni batch.

Potete scaricare PSRKUTI 9 gratuitamente dal sito di PSRKEY: PSRKUTI 9 – PSRUTI Reborn | Free MIDI Utility for Yamaha XG/XF.

L’autore di questo rinnovamento è David Sebastian, uno sviluppatore e musicista che, unendo competenze tecniche (VB6, .NET, Python, Power Shell) e passione per le tastiere Yamaha, crea strumenti di automazione dedicati ai loro utenti. Pianista dall’età di 7 anni e attivo membro del PSR Tutorial Forum come dsvroland, condivide regolarmente conoscenze e utility con la community. Sul suo canale YouTube pubblica tutorial e dimostrazioni dei suoi tool.

David Sebastian – Fonte: http://www.psrkey.com

Abbiamo scritto più volte in merito a PSRUTI:

PSR Utility (PSRUTI)
Accordi in un MIDI file
Come inserire testi e accordi (I)
Come inserire testi e accordi (II)
Come inserire testi e accordi (III)

Oscillazione prezzi arranger | Aprile 2026

Ciao a tutti! Eccoci di nuovo qui, dopo 12 mesi dal nostro ultimo giro di ricognizione sui prezzi degli arranger “nuovi”. È stato un periodo tranquillo: poche novità, poche scosse, il solito rialzo invernale dovuto alla corsa ai regali. Nulla di sorprendente. Con la primavera, però, tutto è tornato su binari più normali e i prezzi hanno finalmente rallentato. È quindi un buon momento per guardarsi intorno con calma, confrontare le alternative e magari riprendere in mano qualche idea d’acquisto lasciata in sospeso.

Come da tradizione di questo blog, ho appena aggiornato la tabella dei prezzi nella pagina dedicata. Se siete interessati a controllare i prezzi, correte a vedere quella pagina. Se invece siete interessati a verificare le variazioni più interessanti rispetto al monitoraggio di un anno fa, continuate a leggere questo articolo. Ci sono state conferme, alcuni ribassi inattesi e un paio di movimenti che vale la pena tenere d’occhio.

Nel corso dell’ultimo anno, il mare dei prezzi arranger è rimasto sorprendentemente calmo. Ma non mancano le onde anomale. Fra le discese vistose, meritano un commento Korg Pa5X 88 tasti (giù del 12%), Yamaha PSR-SX920 (10% in meno) e Roland GO:KEYS 3 (-8%). Tre modelli interessanti, ma forse il pubblico sta virando altrove e l’offerta riduce il prezzo di conseguenza. In casa Korg, i modelli di Pa5X da 76 e 61 tasti sembrano più gettonati del modello ad 88 tasti pesati. E perché Yamaha PSR-SX900 scende? Il modello PSR-SX720 sembra convincere di più chi cerca un arranger intermedio, mentre i più esigenti saltano direttamente su Genos2. Per quanto concerne Roland, il fratello maggiore GO:KEYS 5 si prende la scena, e il minore GO:KEYS 3 scivola via con un prezzo sempre più leggero.

Per Casio si registrano onde lunghe e ribassi reiterati. Il modello CT-S1000V perde un altro 14%: è il secondo anno di fila in cui il prezzo scende sensibilmente. Anche CT-S500, identico ma senza sezione vocale, cala del 3,5% ma si trova ora ad un prezzo più elevato del fratello maggiore (sic!). In genere, gli arranger Casio non stanno vivendo un momento di crescita. Le promo su CT-X e CT-S400 potrebbero essere un segno su cui riflettere. Tuttavia, il segno più rumoroso è il silenzio registrato negli ultimi 4 anni: dal 2022 non assistiamo al lancio di arranger nuovi presso Casio. Non vi sembra tutto un po’… insolito?

Altre osservazioni riguardano Yamaha PSR-SX600 il cui prezzo tende leggermente a salire, a conferma di vendite ottime. Mentre Korg Pa1000 sembra essere quasi sparito dai punti vendita, l’ottimo modello inferiore Pa700 si trova ancora , e costa il 3,5% in meno rispetto a un anno fa.

Venendo ai pianoforti arranger, si registrano tenuta e rincorsa. I modelli Yamaha Clavinova CSP hanno un prezzo in salita (+5%), mentre Roland FP-E50 cresce ancor di più (+8%).

Per tutti gli altri, i prezzi sono stabili, come se il tempo si fosse fermato.

Conclusioni? Il mercato respira, ma non canta. Tra modelli che scendono, altri che tengono e qualcuno che sparisce, il panorama arranger resta in movimento lento ma costante. Le scelte dei musicisti sembrano sempre più mirate, con preferenze che si consolidano e qualche sorpresa che fa capolino. I prezzi raccontano storie di successo, di transizione e di attesa. E mentre alcuni brand sembrano in apnea creativa, altri tengono il palco con fiato lungo. Il sipario non cala: si resta in ascolto.

Yamaha: espansione suoni e stili Back in Time

Oggi vorrei destare la vostra attenzione su questo pacchetto di espansione suoni e stili, pubblicato gratuitamente da Yamaha a favore dei possessori di Genos2, PSR-SX920 e PSR-SX720: personalmente mi ha colpito perché qui il produttore giapponese ha saputo trasformare il rischio di una nostalgia melanconica in un atto di rispetto per la propria storia. In un’epoca in cui ogni aggiornamento sembra obbligato a “modernizzare”, Yamaha ha deciso di fare esattamente l’opposto: ha aperto i cassetti della propria storia e nell’ambito delle iniziative relativa all’anniversario dei 45 anni di tastiere arranger, ha spolverato timbri e stili che hanno accompagnato generazioni di musicisti, e li ha riproposti così come erano. Non sono “come li ricordiamo”, ma come suonavano davvero sulle tastiere dell’epoca.

Fonte: yamaha.com

Trovo stimolante poter suonare con gli strumenti potenti di oggi – ad esempio – lo stile Showtune originale di PSR-7000 (1995), Bossa di PSR-5700 (1994), Party Pop 1 di PSR-7000 (1993), Berlin DJ di PSR-9000 (1999) ed Eurobeat di PSR-6700 (1991).

Chi di noi si aspettava reinterpretazioni, remix, o un lifting sonoro resterà spiazzato. Back in Time non vuole essere un restyling: è un album fotografico. Ogni suono, ogni groove, ogni effetto è stato riprodotto con una fedeltà quasi filologica. Yamaha non ha cercato di “migliorare” ciò che, all’epoca, funzionava già perfettamente nel suo contesto. E questo, paradossalmente, è il valore del pacchetto.

Perché la nostalgia, quando è fatta bene, non è un trucco commerciale: è un modo per ricordare da dove veniamo. È un invito a riascoltare la semplicità di certi arrangiamenti, la timbrica un po’ ingenua ma immediata, quella musicalità diretta che ha formato migliaia di tastieristi.

È chiaro che qualcuno potrebbe storcere il naso. Le serie PSR‑SX e Genos offrono voci, stili ed effetti DSP di ultima generazione… anni luce avanti rispetto alle macchine degli anni 90. La differenza di campionamento, dinamica, profondità e definizione è semplicemente incolmabile. Ma Yamaha Back in Time è un gesto di rispetto verso la propria storia e verso i musicisti che l’hanno vissuta. Non è un pacchetto che vuole impressionare: vuole emozionare. E lo fa proprio perché non tenta di essere moderno. Chi vorrà giudicarlo con i parametri delle sonorità attuali rimarrà inevitabilmente deluso. Ma chi lo ascolterà con le orecchie del cuore — e con la consapevolezza di ciò che rappresenta — troverà un piccolo tesoro.

Link ufficiale per scaricare il pacchetto: VOICE & EXPANSION BACK IN TIME – Yamaha USA

La tastiera arranger migliore per (ri)cominciare

Molti di voi hanno avuto una tastiera tra le mani da ragazzi. Alcuni l’hanno suonata per anni, altri solo per un’estate, poi la vita ha preso il sopravvento e la musica è rimasta indietro. Eppure, basta un accordo sentito per caso, un vecchio brano che riaffiora, un video che vi sorprende, e quel desiderio torna a bussare. È un richiamo che non si spegne, anche dopo molto tempo.

Allerta spoiler! Oggi parliamo di Yamaha PSR-E583 e PSR-E483, Korg EK-50L e i3 (2020), Casio CT-S500 e CT-S1000V, Roland GO:KEYS 3 e GO:KEYS 5. Cos’hanno in comune queste tastiere? Scopriamolo insieme.

Foto di Danik Prihodko

La verità è che non esiste un’età giusta per ricominciare. La musica vi accoglie così come siete, con le mani un po’ arrugginite, con la memoria che torna a scatti, con la voglia di ritrovare un pezzo di voi stessi. E spesso scoprite che il gesto ritorna più facilmente del previsto: il tocco, il ritmo, la sensazione di casa. Del resto le tastiere di oggi rendono tutto più semplice. Suoni ispirati, accompagnamenti che vi sostengono, interfacce immediate. Dovete solo lasciarvi guidare dal piacere di suonare. Bastano pochi minuti al giorno per far rinascere un’abitudine che credevate perduta.

Se sentite di appartenere a questa categoria, non temete: non siete soli. Molti di voi, arrivati a questo punto, si chiedono quale sia la tastiera arranger migliore per (ri)cominciare. La verità è che, se siete in questa fase, qualsiasi strumento moderno ha suoni, stili e funzioni che vent’anni fa erano impensabili, anche nelle fasce più economiche. La tecnologia ha fatto un salto enorme e oggi persino una tastiera da meno di 300 euro permette di suonare grande musica, divertirsi e ritrovare il piacere di stare sui tasti. Se la passione è viva, il consiglio più sincero è semplice: entrate in un negozio di strumenti musicali, provate ciò che vi ispira e scegliete la tastiera che rientra nel vostro budget. Il resto lo farà la vostra voglia di tornare a suonare.

Ricominciare significa regalarvi uno spazio vostro, un momento in cui il tempo rallenta e la mente respira. È un ritorno che non ha regole e non ha scadenze. Accendete la tastiera, appoggiate le dita, lasciate uscire il primo accordo. Il resto arriverà da sé.

Non mi credete? Ecco cosa si può fare con Casio CT-S500 (279 euro), Yamaha PSR-E483 (379 euro), PSR-E583 (499 euro), Korg i3 (425 euro) o Roland GO:KEYS 3 (355 euro) e GO:KEYS 5 (444 euro). Godetevi questi video dimostrativi e fate la vostra scelta.

Casio CT-S500 – Prezzo di riferimento 279 euro
Yamaha PSR-E483 – Prezzo di riferimento 379 euro (PSR-E583: 499 euro)
Korg i3 – Prezzo di riferimento 425 euro
Roland GO:KEYS 5 – Prezzo di riferimento 444 euro

Cavagnolo rilascia 18 nuovi stili per Zénith One CORE

Cavagnolo ha mantenuto la promessa (ricordate?) di arricchire il proprio arranger di stili gratuiti. Esce in questi giorni il primo Free Style Pack (FSP) . Il bello è che questa nuova raccolta non cerca di stupire con effetti speciali. Vuole essere utile. Vuole essere “da palco”.

Trattasi di un pacchetto di 18 stili nuovi di zecca che Michele Mucciacito (grazie alla sua lunga esperienza accumulata nello sviluppo di stili per Yamaha, Roland, Korg e Ketron) ha costruito con maestria per chi suona davvero, per chi ogni weekend si trova a passare dal pop alla dance, dalla ballad al reggaeton “all’italiana”, senza perdere un colpo.

È gratis, si presenta così, spontaneo e pensato per gli appassionati di arranger. È un gesto che ricorda i tempi in cui ci si scambiava stili e registration su chiavette USB dietro al mixer. Solo che oggi basta scrivere una mail a info@mm49.it e il pacchetto arriva direttamente nella tua casella di posta. Niente login, niente codici, niente piattaforme. Solo un contatto diretto e il produttore risponde con stili di accompagnamento professionali cuciti su misura di Zénith One CORE.

Fonte: MM49 – La Tecnologia al servizio della Musica

18 stili per raccontare l’Italia che suona e balla

La Style List di FSP March 2026 sembra la scaletta di una serata. Con gli arrangiamenti di AngelDance e ShowMan si può cominciare una serata riempendo la pista di ballo. SalDance ci conduce inevitabilmente a suonare secondo lo stile dance melodico e vittorioso di Sal Da Vinci. NewBeat sembra fatto su misura dei successi dei New Trolls e di numerosi brani celebri del repertorio italiano più popolare di quegli anni gloriosi. Beatiful è un gioco di parole che ci porta dritti nel pop degli anni 80. ForeverLove si presta al classico lento in 4/4 che non chiede virtuosismi: chiede cuore, tocco, ascolto e quando la lasci andare, ti porta più lontano di quanto pensavi. IntimateBld e JustBeat sono stili versatili che si prestano ad essere suonati in centinaia di brani raffinati. A completare la lista dei 18 stili, ci sono DanceLike, ReggaetonIT1, ReggaetonIT2, IronDance, NightDance, Sincerely, Just Ballad, QuannoPop, MagicPop. RockShuffleIT

Insomma, c’è il pop elegante, la dance da festa di paese, il reggaeton che ormai è diventato lingua comune, lo shuffle rock che non passa mai di moda, e quelle ballad morbide che salvano sempre il finale di serata.

E ora, se vi va, ascoltate da voi le demo di questi nuovi stili.

Song Service di M‑Live: un repertorio pensato per il lavoro sul campo

Oggi ritorniamo a parlare di basi, dopo aver ragionato insieme nelle settimane scorse sull’argomento Tune 1000 per le basi MIDI e Jamzone (e Yamaha Extrack) per le basi audio. In questo panorama, Song Service di M‑Live rappresenta una delle realtà più longeve, ma anche una delle più attente per approccio, qualità e modello commerciale.

Foto Alec Adriano


Dal punto di vista storico, chi segue da tempo l’evoluzione degli arranger ricorderà il ruolo di Generalmusic e delle basi MIDI prodotte per GEM WS2. In origine, quelle song erano sviluppate internamente dalla GEM Software Division, un gruppo composto da dipendenti e collaboratori esterni. La scissione del 1994, con la nascita dell’iniziativa di Marco Cima, ha portato alla creazione di M‑Live, oggi presente sul mercato con il marchio commerciale Song Service. È un’eredità importante, che spiega sia la competenza tecnica maturata negli anni, sia una certa continuità stilistica: quest’ultima andrebbe verificata sotto il profilo di incontro dei gusti delle ultime generazioni.

Prima di entrare nel merito, è infatti doveroso chiarire da parte mia che questo articolo non è il risultato di un test diretto e approfondito: non ho avuto infatti la possibilità di provare personalmente il servizio nella sua globalità, se si esclude l’ascolto di alcuni fra i brani demo disponibili al download. Le considerazioni che seguono sono quindi osservazioni personali e indicazioni generali, utili come primo orientamento per chi volesse avvicinarsi a Song Service. Una prova diretta del servizio non sarebbe affatto una cattiva idea per chi fosse interessato.

Song Service si propone come archivio, negozio e piattaforma di lavoro per musicisti live. L’intento di offrire materiale affidabile, stabile e prevedibile è evidente. La stabilità, pur essendo un valore, va verificata alla luce della possibilità di tradurre arrangiamenti percepiti come più conservativi del previsto. Allo stesso modo, la coerenza dei mix è senz’altro un pregio, ma non è detto che rispecchi sempre le sonorità più attuali. Solo provando il servizio si potrà capire se queste impressioni troveranno conferma nell’esperienza.

Dall’esterno, la prima cosa che colpisce delle basi di Song Service è l’ampia disponibilità di formati e la qualità percepita della registrazione e masterizzazione. Dalle basi demo disponibili al download gratuito, si intuisce non si tratta di file compressi in modo approssimativo o realizzati con processi standardizzati di bassa qualità. Si tratta di produzioni generalmente curate, con arrangiamenti coerenti e dinamiche che risultano adeguate alla maggior parte dei contesti live. Da un servizio di questo tipo ci si aspetta basi con volumi in genere equilibrati, mappature delle tracce abbastanza ordinate e strumenti programmati secondo convenzioni diffuse.

https://songservice.it/sanremo_2026

I costi sono in linea con ciò che ci si aspetta da un servizio rivolto a chi utilizza basi in ambito professionale: normalmente, alla data odierna – marzo 2026 – i MIDI File (con testo o senza) sono in vendita a 2,19 euro e gli MP3 (anche questi con testo o senza, compresi i video Karaoke) a € 1,89. I brani di particolare successo (TOP HITS) salgono di prezzo fino a 2,99 euro. Ci sono poi le opportunità di acquistare basi audio personalizzate (Audio Custom) a 2,89 euro e basi audio multitraccia (file stem, con le tracce separate) a 3,89 euro. E, se fate scorta, il prezzo scende: le TOP HITS, ad esempio, scendono da 2,99 a 1,89 euro se inserite in un carrello da almeno 10 brani. Un elemento che può risultare pratico per chi gestisce repertori ampi e soggetti a frequenti aggiornamenti. L’offerta include gli abbonamenti AllSongs con cui è possibile scaricare un numero illimitato di brani: la durata può essere giornaliera, mensile o annuale, ma purtroppo questo servizio vale solo per coloro che posseggono uno strumento M‑Live come DIVO, Merish5, Merish4, Okyweb4 e sull’App Grinta; un’altra limitazione è che, al termine dell’abbonamento, le basi scaricate non sono più utilizzabili.

È disponibile anche la possibilità di scaricare basi adattate a esigenze specifiche di cantanti o strumentisti (tastieristi, chitarristi, bassisti o batteristi): le varie opzioni consentono di ottenere basi già pronte all’uso come – ad esempio – basi strumentali complete ma senza voce, basi senza voce ma con strumenti della famiglia o senza strumenti della famiglia.

https://songservice.it/

Il repertorio è ampio e stratificato, anche se la completezza varia a seconda dei generi e dei periodi storici. In una storia pluridecennale, occorre verificare il rischio che non tutti gli arrangiamenti riflettono gli standard sonori più recenti: alcuni risentono dell’epoca in cui sono stati prodotti e possono risultare meno aggiornati rispetto alle sonorità attuali. Non tutti i brani recenti arrivano ma quelli che arrivano sono disponibile entro 10-15 giorni dall’uscita. È possibile ascoltare un’anteprima dei brani prima del download.

Song Service non è un fornitore di basi “al risparmio”, e questo è evidente. Il suo valore emerge soprattutto per chi suona regolarmente e ha bisogno di materiale stabile e prevedibile. Tuttavia, chi cerca basi più moderne, creative o personalizzabili potrebbe valutare Song Service per capire quanto è adatta alle proprie esigenze. La piattaforma resta una scelta affidabile per professionisti del live. Chi possiede un arranger può servirsi di questo servizio come una soluzione pratica quando non si ha il tempo di preparare basi personalizzate con i propri strumenti.

Arranger oppure MIDI controller?

Qualche settimana fa, il mio caro amico Andrea (che ringrazio per avermi dato lo spunto per l’articolo odierno) mi ha trasmesso il suo entusiasmo per avere appena scoperto “un nuovo giocattolo musicale”. Da quando aveva messo le mani sulla sua Arturia KeyLab Essential 61 Mark III raccontava di passare le serate a costruire groove dentro la DAW, per creare cover personalizzate di brani celebri. Mentre lo ascoltavo descrivere quel mondo fatto di plugin, automazioni e mappature, mi tornava alla mente quanto diverso sia il mio quotidiano con una tastiera arranger: accendo, scelgo uno stile e la musica prende forma e da lì – se non mi soddisfano le risorse standard – mi metto a modellare il mio arrangiamento. Lavoro sul remix, re-imposto il tempo, registro parti nuove, suono e improvviso in tempo reale. È stato proprio quel contrasto, così netto e così affascinante, a spingermi a documentare con più attenzione la distanza — e la sorprendente complementarità — fra l’operatività immediata di un arranger e l’approccio “da laboratorio” di una tastiera MIDI controller immersa in una DAW. Ci sono in effetti strumenti che nascono per accompagnarti, e strumenti, che nascono per essere accompagnati. Mettere accanto i due mondi è interessante: raccontano due modi diversi di intendere la musica domestica e la produzione personale.

Fonte: https://www.ableton.com/

Immediatezza dell’arranger accanto al vasto mondo dei controller

Chi ha passato anni sugli arranger lo sa: Yamaha, Korg, Roland, Ketron, Casio e (ora anche) Cavagnolo hanno sempre lavorato per ridurre la distanza tra l’idea musicale e la sua realizzazione. Oggi continua quella tradizione.  Con un arranger, siete dentro un piccolo/grande ensemble che vi segue docilmente.  La forza dell’arranger non è solo nei suoni – migliorati sensibilmente negli ultimi anni – ma nella logica di interazione: la mano sinistra governa l’armonia, la destra racconta la melodia, mentre il pannello invita a esplorare senza paura. È uno strumento che vi accompagna anche quando non sapete ancora bene dove andare.

Una tastiera MIDI controller è l’opposto: non vi dà nulla, ma vi permette di avere tutto.  I suoi tasti sono solo l’inizio.  Il vero cuore è nei fader, knob, pad, mappature e nella profonda integrazione con software, che sia Analog Lab, Ableton Live, Logic o qualunque altro. Qui non c’è un’orchestra pronta ad aspettarvi. C’è un laboratorio. Senza host VST non si fa nulla: serve un PC, un Mac oppure un tablet. E voi siete il tecnico, il produttore, il sound designer. La curva di apprendimento è più ripida, ma la libertà è totale.  Ogni suono dipende da voi, ogni workflow è personalizzabile, ogni limite è spostabile più avanti.

Arturia Keylab Essential 61 Black – Fonte: Arturia

Due ergonomie, due filosofie

L’arranger non vi lascia mai soli, il MIDI controller vi chiede di guidare. Il primo ha un pannello pensato per essere letto anche da chi non ha mai aperto un manuale.  Il secondo vive di template, integrazione con DAW, mappatura MIDI: concetti che richiedono un minimo di alfabetizzazione digitale.

L’arranger permette di costruire brani nativamente, componendo i pattern classici alla base del concetto di canzone: introduzione, strofa, ritornello, interludio, assolo, stacco e finale. Se la pensate così, il MIDI controller non riesce a starvi dietro spontaneamente: il suo modus operandi si basa piuttosto sul ciclo che non termina mai. Guardate il numero sterminato di demo sul web: tutti mettono abitualmente in loop una base ritmica e aggiungono una parte ad ogni ciclo di battute; quindi, se volete imitare il workflow “song oriented” tipico dell’arranger, vi toccherà studiare a fondo come lavora la vostra DAW e poi… si tratta di rimboccarsi le maniche e assegnare sequenze o clip ai diversi pad.

Fonte: Yamaha Music

Se volete suonare subito e dappertutto, senza computer, senza configurazioni, senza pensieri: l’arranger è imbattibile.  Se volete produrre, costruire in totale libertà, modellare suoni, entrare nel mondo delle DAW: il MIDI controller è la porta d’ingresso più naturale. L’arranger è uno strumento.  Il controller è un’interfaccia. E questo cambia tutto.

Confronto economico

Per questo esercizio di comparazione concreta, mi sono affidato all’esperienza dell’amico Andrea, chiedendogli di passarmi il suo setup e l’ho preso in esame “a titolo di puro esempio”:

  • Arturia KeyLab Essential 61: l’altra metà del cielo, un MIDI controller (medio) che non suona da solo, ma che diventa potente quando incontra un computer con una DAW o un host VST.
  • Yamaha PSR-SX720: ho scelto per il confronto una tastiera arranger molto popolare, di livello medio ma che porta con sé un mondo di risorse preparate, fatto di stili, suoni, ritmi e piccoli meccanismi creativi.  Non un top di gamma, ma un prodotto serio e affidabile.

NB: Se avevate in mente altri prodotti, potete immaginare il vs. arranger preferito e/o la vostra tastiera MIDI di riferimento e le considerazioni che seguono possono comunque avere un loro significato. Lo stesso vale per le altre caratteristiche, il mio amico ha incluso i dispositivi esistenziali senza i quali lui pensava di non poteva cominciare: sostituite con altri prodotti il PC, la DAW e i monitor audio attivi; poi fate il vostro confronto. La lista che segue è sinottica per un puro affiancamento di riferimento.

CaratteristicaYamaha PSR-SX720Arturia Keylab Essential 61
Acquisto strumento                        1.099,00 €                            215,00 €
PC Lenovo Ideapad i5 RAM 16GB                                     –   €                            649,00 €
DAW Ableton Live 12 Standard                                     –   €                            279,00 €
Monitor attivi Presonus Eris 3.5 2nd Gen)                                     –   €                              98,00 €
Totale                        1.099,00 €                        1.241,00 €

Per non perdermi nei dettagli, non ho conteggiato cavi, adattatori, connettori ed eventuale scheda audio: saranno da considerare per collegare la tastiera MIDI alla DAW.

Due mondi che si rispettano

Questi due mondi condividono un’idea: la musica deve essere accessibile, ma non per forza nello stesso modo. Qui su TastiereArranger.com abbiamo parlato spesso di “strumenti che ti fanno venire voglia di suonare”.  Ecco: gli arranger appartengono a quella categoria.  Le tastiere MIDI controller, invece, mi sembrano appartenere alla categoria degli strumenti che ti fanno venire voglia di creare. Non sono alternative: sono due risposte diverse alla stessa domanda.

Come sempre, ricordate che quello che scrivo in questo blog è sempre e solo la mia opinione.

Korg rilascia la versione 1.4.3.1 per Pa5X

Il 12 febbraio scorso, Korg aveva annunciato un nuovo aggiornamento del sistema operativo per Pa5X, che raggiungeva così il livello 1.4.3; ma, dopo appena sei giorni (il 18 febbraio) l’azienda italo-giapponese è intervenuta nuovamente pubblicando una versione correttiva 1.4.3.1 per sistemare un guasto software involontariamente generato sulla versione rilasciata pochi giorni prima (in particolare, si verificava l’inattesa interruzione delle note prolungate da pedale Sustain durante il cambio dell’elemento attivo dello stile).

In breve; l’aggiornamento 1.4.3.1 corrisponde alla versione 1.4.3 con l’aggiunta di un bug fix.

Per i pochi distratti che non hanno ancora verificato di persona il significato del tutto, vale la pena segnalare che gli arricchimenti funzionali sono solo due e rappresentano due aspetti minori:

Fonte: Algam EKO

La buona sostanza dell’intero annuncio riguarda una nutrita serie di problemi risolti. In effetti, a seguito del rilascio della versione 1.4.2 era necessario risolvere rapidamente alcune instabilità introdotte con l’aggiornamento al fine di risolvere e migliorare il sistema.

In aggiunta al problema del pedale Sustain di cui sopra:

  • Tempo errato nei file MP3 quando Tempo Lock è attivo.
  • Transizioni di stili errate in presenza di time signature differenti.
  • Misura silenziosa alla fine dei Fill-In.
  • Volume errato assegnato ai Pad.
  • Valori di scala ricevuti via MIDI non visualizzati correttamente.
  • Ottimizzazioni nelle operazioni di Cut & Paste nel File Menu.
  • Problemi con caratteri speciali nelle risorse musicali durante operazioni di copia o scambio.

L’aggiornamento è gratuito e scaricabile dal sito Korg.

L’atmosfera nella comunità dei musicisti appassionati di arranger Korg è piuttosto sfaccettata. Da un lato, c’è chi ha accolto con sollievo il fatto che Korg stia risolvendo bug rimasti aperti; dall’altro, alcuni hanno fatto notare che l’aggiornamento è modesto e si limita a interventi urgenti. Del resto, l’uscita ravvicinata di due aggiornamenti software in successione non è confortante. Ne risulta un sentimento duplice: una soddisfazione reale per i passi avanti, accompagnata però da una persistente sensazione di incompletezza. In questo clima trovano spazio nel web anche quei commentatori che, con toni un po’ catastrofisti, amplificano ogni dubbio. È una fase che alcuni marchi hanno attraversato nella loro storia e Korg ha un solo modo per (ri)conquistare tutti: rivedere i processi di test, collaudo e controllo qualità al fine di fissare tutti i guasti software una volta per tutte.